RENATO FUCINI nasce a Monterotondo Marittimo, Grosseto, l’8 aprile 1843, figlio di David, medico condotto facente parte della commissione governativa per le bonifiche contro le febbri malariche, e di Giovanna Nardi.
A causa del lavoro del padre, la famiglia Fucini è costretta a frequenti spostamenti: Campiglia, Livorno, dove Renato frequenta le scuole dei Barnabiti, il piccolo borgo di Dianella ed Empoli. Iscrittosi all’università di Pisa, si laurea in Agraria e inizia in seguito a lavorare come geometra e perito.
Comincia nel frattempo a scrivere, e i suoi sonetti in vernacolo pisano gli aprono le porte degli ambienti culturali della città. Si dedica poi all’insegnamento, intraprendendo una carriera di ispettore scolastico.
Il suo esordio letterario, Cento sonetti in vernacolo pisano, pubblicati nel 1872 con lo pseudonimo-anagramma di Neri Tanfucio, lo incoraggia a proseguire l’attività di scrittore, e nel 1881 pubblica il volume Cinquanta nuovi sonetti.
Affiora la fresca vena bozzettistica che troverà più compiuta espressione in due popolari raccolte di racconti, Le veglie di Neri (1884) e All’aria aperta (1887), nei quali i bizzarri, divertenti o patetici che siano, protagonisti dei suoi spaccati di vita si muovono in un paesaggio arioso ed essenziale, che ricorda quello dei contemporanei pittori macchiaioli.
Tra le altre opere di Fucini spiccano il reportage giornalistico Napoli a occhio nudo (1878) e i volumi di ricordi Acqua passata e Foglie al vento, usciti postumi nel 1921.
Trascorre le ultime estati della sua vita nella villa di Castiglioncello, tentando invano di pescare qualcosa e coccolando la nipotina. Muore a Empoli il 25 febbraio 1921.
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