GRAZIA DELEDDA nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 in una famiglia benestante di piccoli proprietari. Quinta di sette figli, dopo aver frequentato le scuole elementari viene seguita privatamente da un precettore, dato che i costumi del tempo non prevedevano che le ragazze andassero oltre l’istruzione primaria.
Inizia a scrivere giovanissima e i suoi primi racconti vengono pubblicati sulla rivista “L’ultima moda”. La sua prima opera è considerata Nell’azzurro, data alle stampe nel 1890. Nel 1892 esce Fior di Sardegna, seguito da Anime oneste del 1895.
Tra il 1895 e il 1900 le sue opere iniziano a destare l’interesse della critica, di scrittori e intellettuali quali Luigi Capuana e Ruggero Bonghi.
Nel 1900, dopo essersi sposata, si trasferisce a Roma. Il 1903 vede la pubblicazione di Elias Portolu che dà inizio a una fortunata serie di romanzi e opere teatrali: Cenere (1904), L’edera (1906), Sino al confine (1911), Canne al vento (1913), L’incendio nell’oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922).
La poetica di Grazia Deledda è caratterizzata da una forte attenzione alle tematiche dell’amore, della morte e del dolore.
I suoi scritti presentano sempre un forte connubio tra stati d’animo e paesaggi, quelli aspri della sua Sardegna. Nel 1926 riceve il premio Nobel per la letteratura: è la seconda donna a essere insignita di tale onorificenza.
La sua autobiografia, Cosima, esce nel 1937, un anno dopo la sua morte avvenuta il 15 agosto 1936.
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